Fattura elettronica obbligatoria: non per tutti

L’addio alla fattura analogica, avviato il primo gennaio del 2019, ha senza dubbio rivoluzionato l’operatività per aziende, professionisti, ma anche per i privati consumatori.

Tuttavia non si tratta di un vero e proprio abbandono della fatturazione su carta in quanto  l’obbligo non è ancora del tutto generalizzato.

Vi sono, infatti, una serie di casistiche per le quali, in via transitoria o meno, l’obbligo di fatturazione può essere ancora assolto con documenti in formato analogico e le ripercorriamo di seguito.

L’esonero per i contribuenti di piccole dimensioni

Il Legislatore, in esecuzione delle decisioni comunitarie, ha escluso la platea di imprese ed esercenti arti e professioni di piccole dimensioni che si avvalgono di regimi semplificati.

Con la decisione di esecuzione (UE) 2018/593 del Consiglio del 16 aprile 2018, l’Italia è stata infatti autorizzata ad applicare misure speciali di deroga agli articoli 218 e 232 della direttiva 2006/112/CE, al fine di consentire l’accettazione di documenti solo in formato elettronico per le operazioni tra soggetti passivi “stabiliti” sul territorio italiano, diversi da soggetti che beneficiano della franchigia delle piccole imprese (…)”

Si tratta di coloro che hanno adottato il c.d. Regime “di vantaggio” ai sensi del l’articolo 27, commi 1 e 2, del D.L. 98/2011 convertito, con modificazioni, dalla L.111/2011, e quelli che applicano il Regime Forfettario di cui all’articolo 1, commi da 54 a 89, della L. 190/2014 così come modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n.145.

Gli altri contribuenti che non sono tenuti a fare fatture elettroniche sono le Associazioni Sportive Dilettantistiche, a patto che abbiano optato per il regime forfettario ai fini IVA  e Redditi previsto dagli Artt. 1 e 2 della L. 398/1991. L’ulteriore condizione è che nell’anno precedente non abbiano conseguito proventi derivanti dall’esercizio di attività commerciali per oltre 65.000 euro.

Si precisa, al riguardo, che l’opzione per il regime di cui alla L. 398 del 1991 comporta, per tutti i proventi conseguiti nell’esercizio delle attività commerciali, connesse agli scopi istituzionali, il regime speciale IVA previsto dall’Art. 74, sesto comma, del D.P.R. 633 del 1972 (v. articolo 9,comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1999, n. 544).

Tale regime speciale prevede, fra l’altro, l’esonero dall’obbligo di fatturazione, tranne che per le prestazioni di sponsorizzazione, per le cessioni o concessioni di diritti di ripresa televisiva e di trasmissione radiofonica e per le prestazioni pubblicitarie.

Inizialmente il D.L. 119/2018 prevedeva in ogni caso che, per tali contratti, gli obblighi di fatturazione elettronica fossero adempiuti dal cessionario/committente (Art. 10 c.2).

Con le modifiche previste dalla L. di Bilancio 2019, tale disposizione è stata abrogata lasciando in vita esclusivamente quella che prevede l’esonero per le ASD che hanno effettuato l’opzione e che rientrano nella soglia dei 65.000 euro.

In realtà, se si è superata tale soglia nell’anno precedente, il documento dovrà essere elettronico ma l’obbligo dell’ente sarà “assicurarsi” che la fattura venga emessa per proprio conto dal cessionario/committente se soggetto passivo d’imposta stabilito nel territorio dello Stato.

Le operazioni con l’estero

Il D.Lgs. 127/2015 impone l’obbligo di fattura elettronica, prevedendo che sia obbligatoria solo per le operazioni poste in essere tra soggetti residenti o stabiliti.  

Continuano dunque ad essere in formato analogico non solo tutte le fatture ricevute dall’estero e possono esserlo anche quelle emesse nei confronti di soggetti esteri.

Poiché tuttavia tali operazioni non transitano dal SDI, è stata introdotta la nuova “Comunicazione delle operazioni transfrontaliere”  (Art. 1 c. 3-bis, D.Lgs 127/2015), il c.d. “Esterometro”, che richiede l’invio mensile di tutte le fatture da e verso l’estero.

Per le fatture d’acquisto la comunicazione non potrà essere evitata,  ma per quelle EMESSE nei confronti di soggetti esteri, si potrà decidere di emettere comunque i documenti in formato elettronico facendoli transitare dal SDI ed evitando la comunicazione. In tal caso, per l’invio della fattura al SDI, si utilizzerà il codice convenzionale “XXXXXXX” come Codice Identificativo del cliente.

È irrilevante, inoltre, il fatto che il soggetto estero sia identificato ai fini IVA in Italia, direttamente o tramite Rappresentante Fiscale.

In realtà l’esclusione dei soggetti esteri identificati è stata introdotta solo con l’Art.15 del DL 119/2018 (c.d. “Decreto fiscale”) il quale ha modificato le originarie previsioni del D. Lgs. 127/2015. In precedenza infatti, il decreto faceva riferimento alle operazioni tra soggetti residenti, stabiliti e identificati.

Già la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.13/E/2018 aveva puntualizzato che l’autorizzazione all’Italia per introdurre l’obbligo di documenti elettronici fa riferimento alle sole operazioni tra soggetti stabiliti e che, in base alle norme comunitarie, l’identificazione ai fini IVA non implica che vi sia una stabile organizzazione.[1]

Questo aspetto è stato successivamente chiarito anche in una delle FAQ sulla Fattura elettronica, nella quale l’Agenzia ha precisato che i soggetti stabiliti e residenti emettono fattura elettronica nei confronti dei soggetti meramente identificati ovvero effettuano la Comunicazione delle operazioni transfrontaliere.[2]

Nonostante il linguaggio utilizzato dall’Agenzia sia alquanto ambiguo, in quanto parla di, “obbligo di emettere la fattura elettronica ovvero effettuare la Comunicazione”, si deduce che la disciplina è la medesima prevista per le altre operazioni con l’estero.  Gli operatori residenti e stabiliti hanno dunque la facoltà di emettere fatture elettroniche oppure cartacee nei confronti dei soggetti identificati, salvo in tale ultimo caso l’obbligo di comunicarle tramite Esterometro.

Sul fronte Operazioni con l’Estero, l’ultima novità proviene dal Decreto Crescita approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 aprile, il quale prevede l’obbligo di fatturazione elettronica anche per le operazioni con la Repubblica di San Marino in deroga rispetto agli altri Stati Esteri.

Nella Relazione Illustrativa della bozza di Decreto datata 2 aprile si legge che l’intervento “costituisce una misura strategica urgente per gli operatori economici coinvolti in quanto semplifica gli adempimenti certificativi, allineandoli a quelli applicabili sul territorio italiano, consolidando i rapporti economici tra i due Stati e introduce un più efficace strumento di compliance nel corretto assolvimento dell’imposta nell’interesse di entrambi gli Stati”.

Il tutto è comunque subordinato ad un accordo tra gli Stati ed un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Quest’ultimo dovrà  apportare le necessarie modifiche al DM 24 dicembre 1993 che regola gli scambi tra i due Stati.

Il divieto (transitorio) per gli operatori sanitari

Un’altra casistica che ammette ancora l’emissione della fattura cartacea riguarda le fatture degli operatori sanitari per le quali è previsto l’invio dei dati al sistema Tessera Sanitaria ai fini della compilazione della Dichiarazione Precompilata.

In realtà quello che inizialmente era un esonero, si è trasformato in un divieto di tipo transitorio riguardante solo l’anno 2019.

Il D.L. 119/2018 prevedeva infatti all’Art.10 bis, che gli operatori sanitari fossero esonerati dalla fatturazione elettronica con riferimento alle “fatture i cui dati sono inviati al sistema TS”.

Le modifiche apportate al Decreto dalla Legge di Bilancio 2019[3] hanno invece disposto il divieto all’emissione di fatture elettroniche per le operazioni i cui dati sono “da inviare” al sistema TS.

Il riferimento a tutti i dati “da inviare” è stato chiarito in una FAQ sulla fattura elettronica[4], nella quale l’Agenzia delle Entrate specificato che il divieto opera anche nel caso in cui vi sia l’opposizione del paziente alla trasmissione. Si estende inoltre anche ai casi in cui la fattura contenga sia spese rientranti tra quelle da inviare che altre spese, anche nel caso in cui le due tipologie non siano distinte.

Và ricordato che, a seguito della conversione del D.L. 135-2018 (c.d. Decreto Semplificazioni), le disposizioni appena menzionate sugli operatori sanitari si applicano anche ai soggetti che “non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera sanitaria, con riferimento alle fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti  delle persone fisiche[5].

Si tratta, ad esempio, di fisioterapisti, logopedisti, biologi,  ma solo con riferimento alle  prestazioni effettuate nei confronti dei consumatori finali. Per tutte le altre prestazioni, quali ad esempio consulenze o docenze in corsi di formazione, si devono invece emettere fatture elettroniche

La copia cartacea per le operazioni B2C

Dal primo gennaio 2019 sono obbligatoriamente documentate da documenti elettronici anche le operazioni nei confronti dei privati consumatori, ma resta comunque per questi ultimi il diritto ad ottenere una copia cartacea.

Tale copia analogica è l’unica che mantiene pieno valore ai fini fiscali mentre le copie delle fatture elettroniche nell’ambito B2B sono state per l’appunto ribattezzate “copie di cortesia” in quanto non utilizzabili dai soggetti passivi ai fini fiscali.

La copia dovrà riportare, per le operazioni B2C come per le B2B, la dicitura “Copia cartacea di quella trasmessa al SDI” in quanto l’operazione deve risultare necessariamente da un documento elettronico altrimenti la fattura si ha per non emessa.

Ricordiamo infine che vi è comunque il diritto del privato a rinunciare alla copia cartacea.

Anche tali fatture saranno infatti disponibili in un’Area riservata del sito dell’AE così come avviene per i soggetti passivi. Tuttavia l’utilizzo del verbo coniugato al futuro (“saranno” ) pare più che adeguato visto che attualmente non lo sono ancora.

A seguito dell’intervento del Garante della Privacy[6],  il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 524526/2018 del 21 dicembre 2018 ha previsto che le fatture verranno messe a disposizione del privato consumatore solo a seguito di adesione al servizio di consultazione.

Come precisato dallo stesso provvedimento, “Al cessionario/committente consumatore finale, in assenza della sua adesione al servizio, non è reso disponibile in consultazione alcun dato relativo alle fatture elettroniche ricevute”.[7]

Questa dovrà avvenire tramite apposita funzionalità inserita nell’Area Riservata del Sito Web dell’Agenzia delle Entrate.

Il termine di 60 giorni inizialmente previsto per l’adesione decorreva dal 3 maggio 2019, ma  è stato posticipato ad opera del recentissimo Provvedimento DAE n. 107524 del 29 aprile. Si partirà invece dal 31 maggio ed entro il 2 settembre 2019.

In attesa quindi di poter disporre della fattura in formato XML, la copia cartacea resta, anche se sempre di copia trattasi, l’unica a disposizione del consumatore.


[1] Circolare AE n. 13/E del 2 luglio 2018, Par. 1.2;

[2] Si veda la FAQ del 29.11.2018.

[3] Art. 1, comma 53, L. 145/2018;

[4] Si vedano le FAQ 29 gennaio 2019, n. 57;

[5] Art. 9-bi, comma2, D.L. 135-2018 convertito con modificazioni dalla L.12/2019;

[6] Registro dei Provv. n. 511 del 20.12.2018, https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9069072;

[7] Il tutto è rimarcato anche tramite la FAQ n.55 del 22 gennaio 2019, nella quale l’A.E. rimarca che al momento per il primo semestre, il servizio online di consultazione delle fatture elettroniche per i consumatori finali persone fisiche non è attivo.

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