COVID 19 – DIFFIDA AD ADEMPIERE ED EVENTUALE RICHIESTA DANNI

COVID 19 – DIFFIDA AD ADEMPIERE ED EVENTUALE RICHIESTA DANNI

Pubblichiamo il testo integrale della diffida notificata al Governo e alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti in data 28 Marzo 2020.

 

 

Alberto Frau
Dottore Commercialista e Revisore Contabile
Via Monteverdi, 12
09170 – Oristano

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
Piazza Colonna, 370
00187 – ROMA
presidente@pec.governo.it
Al Ministero dell’Interno
Piazza del Viminale, 1
00184 – ROMA
gabinetto.ministro@pec.interno.it
Al Ministero della Giustizia
Via Arenula, 70
00186 – ROMA
centrocifra.gabinetto@giustiziacert.it
Al Ministero dell’Economia e delle Finanze
Via XX Settembre, 97
00187 – ROMA
mef@pec.mef.gov.it
Al Ministero dello Sviluppo Economico
Via Molise, 2
Via Veneto, 33
00187 – Roma
urp@pec.mise.gov.it
Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Via Vittorio Veneto, 56
00187 – ROMA
gabinettoministro@pec.lavoro.gov.it
Al Ministero della Salute
Lungotevere Ripa, 1
00153 – Roma
gab@postacert.sanita.it
Alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti
Via Mantova, 1
00198 – ROMA
servizio.supporto@pec.cnpadc.it

 

Sig. Presidente Conte,

dall’inizio dell’anno sono giunte notizie sempre più preoccupanti, per la salute pubblica prima di tutto, ma anche e conseguentemente per l’economia. Ritengo che la situazione nella quale l’Italia oggi giace sia conseguenza anche degli atti e delle omissioni del suo Governo, il quale ha adottato decisioni insensate, commesso errori mediatici incomprensibili e omesso di agire al momento giusto per evitare tutti questi problemi.

Il Ministro della Salute e la Regione Lombardia, nonostante le notizie internazionali che fin dalla fine del mese di novembre 2019 evidenziavano un rischio biologico per l’intera popolazione mondiale e la presenza, in Regione Lombardia, di tre aeroporti internazionali – scrive Pedrini – non hanno predisposto alcun piano dei rischi, alcuna sorveglianza sanitaria all’accesso agli ospedali e non hanno previsto un protocollo di sicurezza per l’acquisto di dispositivi di protezione idonei a scongiurare la propagazione del rischio biologico attraverso i sanitari”. E questo “nonostante quest’obbligo di valutazione del rischio biologico sia chiaramente indicato anche nell’art. 271 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81”, nonché “dalle Organizzazioni internazionali, prime tra tutte l’Oms”.

Voglio ricordare che il primo serio allarme sul coronavirus in Italia (o come direbbe il suo preparatissimo ministro degli esteri “coronavairus”) è stato lanciato dal Prof. Burioni l’otto gennaio 2020 e il suo Governo non ha ritenuto di prendere precauzioni se non quella inutile di bloccare i voli diretti dalla Cina, lasciando la porta aperta a chi volesse da lì arrivare previo scalo su altra nazione, e in data 27 gennaio 2020, ospite della trasmissione “Otto e Mezzo”, alla precisa domanda posta dalla Gruber circa il fatto che fossimo o meno pronti all’emergenza, Lei ha dichiarato “Siamo prontissimi”. Abbiamo constatato quanto fossimo pronti. Lo abbiamo contatato da un punto di vista sanitario con la carenza di mascherine persino per i reparti degli ospedali, con la carenza di macchinari e posti letto, e lo abbiamo constatato anche da un punto di vista organizzativo assistendo a decisioni improvvisate, annunciate e poi rimangiate, a coordinamenti inesistenti con le Regioni, a promesse non mantenute.

Nella prima fase avete scelto una linea di antiallarmismo con dichiarazioni che, o deridevano chi si preoccupava, o addirittura tacciavano di razzismo chi in realtà si preoccupava unicamente dell’aspetto sanitario.

Con il passare del tempo e con i primi contagi che sono diventati alla svelta un fiume in piena che ha travolto l’Italia, avete dovuto cambiare atteggiamento e dai proclami inneggianti alla calma, da i vari “è tutto sotto controllo” o “è poco più di una influenza”, siete giunti (bontà vostra …) ad una posizione opposta nella quale però, ancora una volta, non siete riusciti ad esprimere una linea che confortasse i cittadini. Siete comparsi in TV e sui social a promettere misure sanitarie ed economiche che avebbero risolto la situazione e invece abbiamo avuto migliaia di morti, migliaia di contagi, e un tonfo sordo dell’economia.

A proposito, voglio sottolineare che dubito che sia sfuggito a qualcuno che la dichiarazione della Lagarde, che ci ha fatto perdere in una sola giornata il 17% in borsa, possa essere stata una gaffe, e mi lascia perplesso che tutto il Governo Italiano non solo abbia taciuto ma addiritura, per bocca del Ministro delle Finanze, abbia “ringraziato” questa “signora” per aver rettificato una battuta costataci decine di miliardi in un momento come questo.

Ma torniamo alle misure che avreste voluto adottare.

Il decreto “Cura Italia”, che presenta un contenuto più da iniezione letale che da cura terapeutica, prevede diverse misure che vi saranno anche sembrate sensate ma, al lato pratico, sono spesso inattuabili, discriminatorie e rimandanti ad altri enti che burocraticamente ci faranno attendere secoli per avere quelle soluzioni che sarebbero servite immediate per tamponare l’emergenza.

Faccio qualche esempio.

Periodo di quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria. Avete stabilito (art. 26 D.L. 17 marzo n.18) che tale situazione è equiparata a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento, eppure molti medici di famiglia si rifiutano di predisporre la comunicazione e le ASL verbalmente sostengono che si debba mettere in ferie il dipendente perché di malattia non si tratta. Cosa avete dimenticato di comunicare alle ASL? O pensate davvero che, in spregio ai diritti dei dipendenti, i datori di lavoro debbano commettere un abuso per sanare i buchi normativi che avete creato?

Indennità professionisti e lavoratori autonomi iscritti alle Gestioni speciali dell’Ago. Questa misura è stata scritta nella completa incuranza del fatto che intere categorie di autonomi vengono escluse e lasciate nelle mani di altri enti che hanno già dichiarato senza mezzi termini di non poter far nulla (casse professionali, Enasarco). Avete creato quindi una disparità di trattamento tra cittadini inaccettabile. In base a quale principio o norma dovrebbe spettare un ristoro per emergenza sanitaria solo ai lavoratori autonomi iscritti all’INPS? Gli altri non sono cittadini di questo Stato? O sono esenti dal coronavirus? Avete previsto poi nella stessa norma che questa misera indennità verrà erogata dall’INPS “previa domanda”. Ad oggi l’INPS non ha ancora predisposto il modello e le procedure per inviare la richiesta e, quando lo farà, e finalmente si potranno inviare le richieste, dovremo attendere l’istruttoria e le risposte di accettazione o rifiuto, con i soliti scandalosi tempi della burocrazia italiana. Giunge oggi, 28 marzo 2020, notizia che nel tentativo di tacitare la protesta abbiate preparato un nuovo decreto che allargherebbe la platea dei professionisti anche a quelli con Cassa Previdenza autonoma. Spiace constatare che ancora una volta abbiate discriminato i contribuenti disponendo che il contributo di € 600, per i professionisti con Cassa Autonoma, possa essere erogato solo a coloro che:

  • nel 2018 abbiano percepito un reddito complessivo non superiore a € 35.000;
  • nel 2018 abbiano percepito un reddito comlessivo compreso tra € 35.000 e € 50.000, e abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Non si comprende per quale motivo unicamente i professionisti con Cassa siano stati sottoposti a queste condizioni mentre le altre categorie possano accedere all’agevolazione senza alcuna condizione.

Sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo. Avete chiuso con decreto una parte delle attività economiche e messo tante altre nella posizione di non poter incassare, però pretendete che le stesse non licenzino il proprio personale diventato ormai inutile e insopportabilmente costoso? Io non riesco a capire come pensiate che questa situazione possa stare in piedi.

Misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario. Anche in questo caso avete previsto misure che possano garantire le banche ma non esiste alcun automatismo per il quale quei soldi debbano essere erogati a famiglie e imprese. Avete lasciato gli italiani nelle mani delle decisioni irrevocabili degli istituti di credito i quali potrebbero decidere di non erogare proprio nulla o, peggio ancora, alcuni potrebbero erogare e altri negare, creando ancora una volta quella disparità di trattamento tra cittadini italiani che costituzionalmente non dovrebbe essere neppure ipotizzabile. Inutile ricordare che anche in questo caso avete creato una norma che rimanda alle decisioni di altri enti.

È evidente che queste norme non possano “curare” l’Italia, ed è altrettanto evidente che la confusione che creano sia estremamente dannosa in un momento in cui sarebbe necessario semplificare gli adempimenti, rendere automatiche le misure di sostegno e soprattutto fornire norme certe, non interpretabili ed eque.

L’Italia tutta, il suo tessuto economico, le imprese e i professionisti devono sopravvivere adesso, non possono campare di crediti d’imposta da utilizzare nel futuro, è necessario che la liquidità venga erogata immediatamente e senza che sia a titolo di prestito, quand’anche fosse a tasso agevolato. Per quale motivo gli altri ammortizzatori sociali vengono erogati “a fondo perduto” e per imprese e professionisti si parla eventualmente di prestiti? Dubito che vi abbia sfiorato il pensiero di erogare la cassa integrazione con la condizione che il dipendente ve la debba un giorno rendere; e allora perché aziende e professionisti dovrebbero ora avere qualcosa esclusivamente indebitandosi con le banche?

Eravate partiti con annunci roboanti che promettevano la sospensione delle bollette e alla fine anche questa promessa è caduta nel vuoto. In che stato pensate di ritrovare l’economia quando l’emergenza sanitaria sarà finita? Pensate davvero che sarà sufficiente schiacciare l’interruttore per far ripartire il volano e far tornare le aziende a fare utili? Che le aziende potranno pagare gli F24 che sono stati ora solo rinviati? Io temo che abbiate davvero questa ignorante convinzione, sentite anche le parole di qualche giorno fa del vostro ministro delle finanze che ritiene che si vada incontro ad una caduta del PIL gestibile di qualche punto percentuale, mentre tutti gli economisti, anche i più ottimisti, immaginano che con il danno che sta subendo il nord Italia, che produce da solo il 50% del PIL, i punti persi saranno molti di più.

La gestione di questa crisi sanitaria ed economica è davvero partita male e, purtroppo, sta rotolando a valle come una valanga, ingrossandosi ogni giorno di più e travolgendo tutto quello che incontra.

Inoltre nell’impossibilità di quantificare un orizzonte temporale in cui verserà tale stato di emergenza, si rileva che per le categorie dei liberi professionisti iscritti alle Casse private (avvocati e commercialisti in primis), lo Stato non ha stanziato o stabilito alcunché limitandosi a delegare le singole casse, le quali, tuttavia trincerandosi dietro il vincolo di stabilità, sono rimaste immobili e sorde sulle richieste di intervento fattivo, ne consegue che proprio i liberi professionisti che rappresentano l’ossatura etica ed economica dello Stato, rimangano tristemente sforniti di qualsivoglia supporto economico in questo rimbalzo ridicolo e financo offensivo per la categoria, tra Stato e Casse Previdenziali

Per le ragioni esposte, lo scrivente

DIFFIDA E COSTITUISCE IN MORA

Il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della Salute, in persona dei loro Ministri in carica, considerandoli sin da ora responsabili, anche ai sensi degli articoli 1219 e 1294 del Codice Civile, dei danni che il loro comportamento sia attivo sia omissivo abbia prodotto, stia producendo e palesemente produrrà permanendo le problematiche oggetto della presente, a carico dei liberi professionisti abbandonati dalla Stato e dalle relative Casse assistenziali di competenza a seguito dell’emergenza economico-sanitaria che ha imposto, obtorto collo, il fermo delle singole attività a seguito della gestione confusionaria, superficiale e inefficace della pandemia da COVID-19;

Inoltre, a fronte dell’indicato comportamento omissivo della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti,

DIFFIDA E COSTITUISCE IN MORA

la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti anche ai sensi degli articoli 1219 e 1294 del Codice Civile, per quanto di competenza ed in via solidale con gli altri responsabili, nel caso in cui ne ricorrano i presupposti, invitandola ad agire nell’immediato con provvedimenti concreti quali:

  • l’esonero dei pagamenti dei contributi minimi (integrativo e soggettivo) per l’anno 2020 con riconoscimento della contribuzione pensionistica per il medesimo periodo;
  • la sospensione e successiva rateizzazione dei contributi in autoliquidazione aventi scadenza fino al 31.12.2020;
  • l’erogazione, in via urgente ed improcastinabile di un contributo economico modulabile in proporzione all’ultimo reddito dichiarato, con un minimo di 600,00 euro mensili per tutta la durata dell’emergenza;
  • la rimodulazione, per l’anno 2021, dei contributi previdenziali minimi proporzionati ai redditi di ciascun iscritto;

garantendo, per l’effetto, univoci provvedimenti economico/assistenziali validi per ciascun libero professionista, anche ai sensi dell’art. 3 della Costituzione, eliminando l’attuale persistente disparità di trattamento generata da una decretazione frettolosa ed affannata.

Oristano, 28.03.2020

Con Osservanza

 

Alberto Frau

 

 

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