INVESTIMENTI ALL’ESTERO
E COMPILAZIONE QUADRO RW


Si tratta di un quadro non reddituale della Dichiarazione annuale dei redditi introdotto fin dal 1990 per assolvere gli obblighi di “monitoraggio fiscale” e quindi consentire il controllo dell’Amministrazione finanziaria sugli investimenti posseduti all’estero da parte dei soggetti residenti.
Ai fini del corretto adempimento dell’obbligo di compilazione, è necessario indicare la consistenza degli investimenti e delle attività detenute all’estero nel periodo d’imposta, ciò anche nell’ipotesi in cui il contribuente, nel corso dello stesso, abbia totalmente disinvestito. Pertanto dovranno essere dichiarate anche quelle attività detenute all’estero per un solo giorno.
A differenza della previgente disciplina in materia, non è più previsto l’obbligo di monitoraggio dei trasferimenti di denaro da e verso estero.

CHI E’ TENUTO ALLA COMPILAZIONE

Sono obbligati a compilare il quadro RW le persone fisiche, enti non commerciali, società semplici ed equiparate titolari di diritti di proprietà o altro diritto reale su investimenti all’estero e/o attività estere di natura finanziaria (Art. 4 D.L. 167/1990).
A partire dal periodo d’imposta 2013, l’obbligo è stato esteso ai “titolari effettivi” degli investimenti, attualmente individuati tramite i criteri stabiliti dalla normativa Antiriciclaggio (D. Lgs. 231/2007), e definibili come i soggetti ai quali, in ultima istanza, fanno riferimento gli investimenti anche ove posseduti tramite enti societari e non.
Ad esempio, nel caso di una società di capitali, i soci che detengono almeno il 25% del capitale sono qualificabili, in base alle norme Antiriciclaggio, come titolari effettivi.
Sono inoltre tenuti agli obblighi di monitoraggio coloro che detengono gli investimenti/attività finanziarie tramite interposta persona, o comunque ne hanno la disponibilità / possibilità di movimentazione.
Qualora, ad esempio, un soggetto residente abbia delega al prelievo su un conto corrente estero è tenuto alla compilazione, salvo che non si tratti di mera delega ad operare in funzione di un mandato conferito dall’intestatario, come nel caso di amministratori di società.
A seguito dell’introduzione dell’IVIE (Imposta sul Valore degli Immobili all’estero) e dell’IVAFE (Imposta sul Valore delle Attività finanziarie all’Estero), il quadro deve essere in ogni caso compilato nella sola sezione utile per la liquidazione di tali imposte anche nei casi in cui si è esonerati dagli obblighi di monitoraggio.
Se si presenta il Modello 730, il quadro RW viene allegato insieme al frontespizio del Modello Redditi.

QUALI INVESTIMENTI DEVONO ESSERE INDICATI?

Gli investimenti sono i beni patrimoniali collocati all’estero suscettibili di produrre reddito imponibile in Italia.
Queste attività vanno sempre indicate nel quadro indipendentemente dall’effettiva produzione di redditi imponibili nel periodo d’imposta.

Tra le casistiche più comuni, oltre agli immobili, devono essere indicate:

  • le partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti non residenti, le obbligazioni estere e i titoli similari, i titoli pubblici italiani e i titoli equiparati emessi all’estero, i titoli non rappresentativi di merce e i certificati di massa emessi da non residenti (comprese le quote di OICR esteri), le valute estere,
  • depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione (ad esempio, accrediti di stipendi, di pensione o di compensi) se il saldo nel periodo di riferimento ha raggiunto o superato la somma di 15.000 euro;
  • contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, ad esempio finanziamenti, riporti, pronti contro termine e prestito titoli;
  • contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello stato;
  • metalli preziosi detenuti all’estero;
  • diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti finanziari assimilati;
  • forme di previdenza complementare organizzate o gestite da società ed enti di diritto estero, escluse quelle obbligatorie per legge;
  • le polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione a determinate condizioni;
  • le attività finanziarie italiane comunque detenute all’estero, sia ad esempio per il tramite di fiduciarie estere o soggetti esteri interposti, sia in cassette di sicurezza;
  • le attività e gli investimenti detenuti all’estero per il tramite di soggetti localizzati in paesi diversi da quelli collaborativi nonché in entità giuridiche italiane o estere, diverse dalle società, qualora il contribuente risulti essere “titolare effettivo”;
  • le attività finanziarie estere detenute in Italia al di fuori del circuito degli intermediari residenti.

Restano escluse le attività finanziarie e patrimoniali affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti e per i contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento, a condizione che i flussi finanziari e redditi derivanti da tali attività siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari stessi (art. 4, comma 3, del D.L. n. 167/1990).

SANZIONI IN CASO DI OMESSA COMPILAZIONE

L’omessa compilazione del quadro è punita con la sanzione amministrativa dal 3 al 15 per cento dell'ammontare degli importi non dichiarati. Se la violazione riguarda investimenti detenuti nei c.d. paesi “non collaborativi” di cui al Decreto del Ministro delle finanze 4 maggio 1999, ovvero quelli con i quali non esiste uno scambio d’informazioni con l’Amministrazione finanziaria italiana, la sanzione va dal 6 al 30 per cento dell'ammontare degli importi non dichiarati. Nel caso in cui la dichiarazione sia presentata tardivamente ma entro novanta giorni dal termine, si applica la sanzione fissa di euro 258.

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